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In quest’opera, con una modalità che caratterizza il suo modo di operare per cicli, Ferruccio Ascari riprende e rimodula in relazione alla specifiche caratteristiche del luogo – il muro di cinta del cortile su cui si affacciano i locali della galleria – due opere precedenti  NoWar  e Babel.  In tutte e tre queste installazioni ambientali ci troviamo di fronte a corpi umani colti nell’istante di un’azione in atto: [read] in Babel corpi rappresentati nello sforzo di raggiungere un obbiettivo impossibile; in NoWar nello spasimo degli ultimi istanti di vita; in Limen corpi colti in un tentativo dalle incerte motivazioni. Un titolo, Limen, che in questo caso fa più che mai parte dell’opera e pone delle domande. Si potrebbe dire che l’installazione rende esperibile l’ambiguità di questa parola: corpi tesi nello sforzo di valicare un muro di cinta, un confine, per attaccare o, al contrario, per sfuggire ad un attacco? La parola latina ‘limen’ (linea di confine), si presta a interpretazioni diverse.

La collocazione dell’opera all’esterno dello spazio espositivo, sul muro di cinta del cortile su cui si affaccia la galleria, è una scelta significativa. Il materiale di quest’opera, come in altre installazioni di Ascari, è il tondino di ferro: l’intreccio degli esili corpi si sviluppa come un disegno nell’aria, un disegno che subisce continue variazioni in relazione al mutare della luce nel corso del giorno e invita lo spettatore ad uno sguardo aperto al mutamento.

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Limen, installazione ambientale, ferro, dimensioni variabili, Pananti Atelier, Milano, 2023

 

 


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